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Paragrafo 6 . La caduta della monarchia.
     
Gran   parte  delle  forze  rivoluzionarie  moderate,  cio  la  ricca
borghesia  e  i  nobili  costituzionali, pensavano  veramente  che  la
rivoluzione  fosse finita: mantenuta fino in fondo  la  direzione  del
processo rivoluzionario e garantitasi

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l'egemonia  all'interno del nuovo sistema politico, non avevano  alcun
motivo di auspicare altri cambiamenti. Esse facevano capo al club  dei
foglianti,  nato da una scissione dei giacobini il giorno prima  della
strage di Campo di Marte e cos chiamato perch teneva le sue riunioni
nel convento di Notre Dame de Feuillant.
     Diverse  erano  le  aspettative  degli  altri  protagonisti.   Il
sovrano,  tutt'altro  che  rassegnato  alla  perdita  del  predominio,
esercitava  al  massimo  il potere che la costituzione  del  1791  gli
attribuiva,  formando  governi  moderati  e  opponendo  il  veto  alle
decisioni  dell'Assemblea  legislastiva.  Gli  ecclesiastici   e   gli
aristocratici  fuggiti  all'estero cercavano  di  spingere  i  sovrani
europei ad intervenire militarmente contro la Francia rivoluzionaria.
     Le  masse  popolari, sia in citt che in campagna,  erano  in  un
continuo  stato  di  agitazione  a causa  del  perdurare  delle  gravi
condizioni economiche; il loro malcontento trovava sfogo in  frequenti
assemblee  di  quartiere  e  in varie manifestazioni  di  protesta,  a
testimonianza  di  una  notevole  capacit  di  mobilitazione.  Questo
avveniva  soprattutto a Parigi, ad opera dei sanculotti, cos chiamati
perch  usavano vestirsi sans culottes, cio senza i calzoni corti  al
polpaccio  indossati dai nobili o dai ricchi, ma  con  quelli  lunghi:
provenienti   in  gran  parte  dal  mondo  del  piccolo  commercio   e
dell'artigianato, essi sostenevano la democrazia decentrata e  diretta
e rivendicavano una maggiore giustizia economico-sociale.
     Contrari  alla  monarchia  erano i giacobini,  in  particolare  i
seguaci  di  Jacques-Pierre Brissot, molti dei quali  provenivano  dal
dipartimento  della  Gironda. Il loro radicalismo  antimonarchico  era
comunque  accompagnato  da  una  forte ostilit  anche  nei  confronti
dell'ideologia egualitaria dei sanculotti parigini.
     L'esistenza   di   forze   politiche  e  sociali   cos   diverse
sottoponeva a spinte contrapposte l'Assemblea legislativa, nella quale
la  componente moderata, guidata dai foglianti, era maggioritaria,  ma
doveva fronteggiarsi con una sinistra giacobina, meglio organizzata  e
dotata  di  un pi ampio sostegno esterno. Ad aggravare la  situazione
intervenne un peggioramento delle condizioni economiche, cui seguirono
tumulti popolari contro il rincaro del costo della vita.
     Nel  frattempo la guerra stava diventando una minaccia sempre pi
concreta. Gi nell'agosto del 1791, dopo il fallito tentativo di  fuga
e  l'arresto di Luigi sedicesimo, l'imperatore austriaco e  il  re  di
Prussia Federico Guglielmo secondo, con una dichiarazione sottoscritta
nella  cittadina tedesca di Pillnitz, avevano minacciato  l'intervento
delle  potenze europee a sostegno del sovrano francese; nel marzo  del
1792,  dopo la morte di Leopoldo secondo, divenne imperatore d'Austria
il  figlio  Francesco  secondo, che considerava la  guerra  contro  la
Francia  rivoluzionaria utile al consolidamento dei suoi  domini.  Nel
frattempo in Francia si stava affermando l'idea che una guerra potesse
servire  sia a difendere la rivoluzione dalle minacce esterne,  sia  a
risolvere  i  contrasti interni; la volont bellicista dell'imperatore
austriaco  risult  dunque  decisiva: il 20  aprile  1792  l'Assemblea
legislativa, a stragrande maggioranza, dichiar guerra all'Austria.
     La   quasi   unanimit   raggiunta   dall'Assemblea   sembrerebbe
testimoniare l'avvenuto superamento dei contrasti interni; in realt i
motivi  per  cui  le varie forze avevano votato per  la  guerra  erano
diversi  e in alcuni casi contrapposti. I foglianti speravano  che  il
conflitto costringesse il sovrano ad uscire dall'ambiguit e a legarsi
definitivamente al nuovo sistema politico. Brissot
     
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     e  i  suoi  seguaci  consideravano la guerra  indispensabile  per
sconfiggere  i  controrivoluzionari esterni ed interni e  allo  stesso
tempo  pensavano che la necessit di impegnarsi in una lotta  unitaria
in  difesa  della  nazione avrebbe attenuato  la  spinta  delle  forze
rivoluzionarie  pi  radicali  e favorito  la  soluzione  degli  altri
problemi   interni.   Essi  ritenevano  inoltre  che   il   conflitto,
diffondendo gli ideali della rivoluzione in Europa, avrebbe consentito
ai  popoli di liberarsi dall'assolutismo monarchico e alla Francia  di
uscire  dall'isolamento.  Assai  diverse  erano  le  aspettative   del
sovrano:  egli  sperava  infatti in una sconfitta  della  Francia  che
avrebbe   messo  fine  alla  rivoluzione  e  restaurato  la  monarchia
assoluta.  Decisamente contrari alla guerra erano solo  Robespierre  e
pochi  altri  giacobini, che vedevano in essa una macchinazione  delle
forze controrivoluzionarie.
     La  guerra  ebbe esiti completamente diversi da quelli  auspicati
da coloro che l'avevano voluta. Le truppe francesi erano impreparate e
male  organizzate;  molti  ufficiali,  appartenenti  all'aristocrazia,
avevano  disertato  e  quelli  che  erano  rimasti  apparivano   assai
demotivati. Le pesanti sconfitte subite su tutti i fronti alimentarono
il  sospetto  di tradimenti e di intrighi e rafforzarono il  movimento
democratico e popolare, che ne attribuiva la colpa al sabotaggio degli
aristocratici  e  alle  trame  del  sovrano.  L'Assemblea  legislativa
propose allora alcuni provvedimenti, tra cui la deportazione dei preti
refrattari  e  la  formazione  di  un  campo  di  ventimila   federati
provenienti  dalle  province a difesa di Parigi; il  sovrano  per  si
oppose,  licenzi il governo formato da seguaci di Brissot e ne  form
uno pi moderato, facendo cos aumentare il sospetto di complicit con
i nemici.
     Di   fronte   alle   incertezze  dell'Assemblea   legislativa   e
all'atteggiamento   controrivoluzionario  del  sovrano,   il   popolo,
esasperato  anche  dall'ulteriore peggioramento  delle  condizioni  di
vita, assunse spontaneamente l'iniziativa: il 20 giugno 1792 una folla
di  manifestanti invase il palazzo reale delle Tuileries, chiedendo al
re  di sottoscrivere le decisioni dell'Assemblea. Luigi sedicesimo non
fece  alcuna  sostanziale  concessione, ma accett  di  brindare  alla
salute  della nazione e di indossare il berretto frigio,  simbolo  dei
sanculotti.
     L'11  luglio  l'Assemblea  legislativa  proclam  la  patria   in
pericolo  e decise di far affluire a Parigi i federati delle province.
La  maggioranza  moderata, per, continuava a tenere un  atteggiamento
indeciso  ed ambiguo, mentre aumentavano le difficolt per l'esercito,
che  dai primi di luglio doveva combattere anche contro le truppe  del
re di Prussia schieratosi a fianco dell'Austria.
     In  un  clima  ormai  incandescente il movimento  democratico  si
faceva   sempre   pi   forte  e  deciso:   i   giacobini   chiedevano
insistentemente la destituzione del sovrano; a Parigi, dove  ormai  la
mobilitazione era permanente, ai sanculotti si erano uniti i  federati
affluiti  dalle  province; fra questi si distinguevano i  marsigliesi,
che  avevano  diffuso tra la gente il canto di guerra dell'armata  del
Reno,  composto da Claude-Joseph Rouget de Lisle, che diventer l'inno
nazionale  francese con il nome di Marsigliese. Tutto questo  accadeva
mentre  gli  eserciti nemici si facevano sempre pi minacciosi,  tanto
che  il  loro comandante, il prussiano duca di Brunswick, il 25 luglio
1792  mentre stava per passare il confine francese, disse che  avrebbe
distrutto Parigi nel caso di attentato alla sicurezza del re  e  della
sua famiglia.
     Le  tracotanti  dichiarazioni del duca  di  Brunswick  convinsero
definitivamente  le  forze democratiche e popolari  dell'esistenza  di
un'intesa tra
     
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     austro-prussiani  e  Luigi sedicesimo  e  fecero  precipitare  la
situazione. Nella notte tra il 9 e il 10 agosto, a Parigi, una  Comune
rivoluzionaria assunse il governo della citt e la mattina  successiva
popolani  e  federati  assalirono le Tuileries.  Il  re  fugg  presso
l'Assemblea  nazionale;  questa ne decise  la  sospensione  dalle  sue
funzioni  e  l'arresto, il giorno seguente affid  il  governo  ad  un
Consiglio   esecutivo  provvisorio  e  indisse  elezioni  a  suffragio
universale di una nuova Assemblea costituente.
